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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2018
Come sterminare la propria famiglia nella notte di Natale e partire sereni per le Bahamas. Dedicato alla mia amica Maria che me lo ha ispirato 



cap 18
Sedute in un bar, davanti a un fumante cappuccino e a un fragrante cornetto al cioccolato, io e Jessica ci stavamo rilassando i piedi doloranti, quando l'apparizione di una sagoma a me molto familiare quasi mi fece andare di traverso un boccone. D'istinto alzai il menù formato 25 x 30 e me lo posizionai davanti al viso. Mia cugina lo scostò con la mano e mi fece cenno con gli occhi: ''ma che cavolo ti prende?''. Riposizionai subito il menù e sussurrai: «C'è la zia Maria Grazia!» Jessica stava per girarsi quando la bloccai: «Non lo fareee!» «Ok, ok, va bene. Vedrai che prende il caffé e se ne va.» mi confortò con un sorriso. La zia Maria Grazia era la sorella più piccola di mia madre, docente santissima di pedagogia nel migliore liceo delle scienze umane di Napoli. Single, mezza età, magra, capelli di un rosso-super…
Come sterminare la propria famiglia nella notte di Natale e partire sereni per le Bahamas.



capitolo 17
Quando mia madre mi vide uscire dalla mia stanza vestita come una baldracca di giorno, si portò una mano alla bocca, trattenne il respiro e per rispetto verso la cugina Jessica ingoiò l'imprecazione che comunque io, data l'esperienza pluriennale di reciproca conoscenza con la donna che chiamavo madre, riuscivo a leggere telepaticamente. «Andiamo a fare due passi!» spiegai con un sorriso falso che nemmeno Berlusconi dopo aver perso le elezioni. Jessica era riuscita a convincermi ad indossare una sua minigonna leopardata talmente corta che non avrei osato sedermi nemmeno dopo 30 km di marcia; delle calze trasparenti con un fiocchetto malizioso dietro al ginocchio destro, un paio di decolté con tacco a spillo, sui quali camminavo con la stessa leggerezza ed eleganza di un culturista e infine il suo giubbino in vera pelle nera con tanto di pellicciotto maculato. Sotto l'uscio de…
Come sterminare la propria famiglia nella notte di Natale e partire sereni per le Bahamas
capitolo 16

Quando all'improvviso mia cugina Jessica entrò nella mia camera con la stessa andatura di Jessica Rabbit nel famoso film degli anni '90, la mia invidia per quella bellezza giunonica raggiunse il nono grado della scala Richter. La Rita Hayworth mancata guardava con curiosità quella che per lei poteva essere equiparata a funzione di cantinola, invece trattavasi della mia umile camera da letto. Seguirono alcuni minuti di silenzio piuttosto imbarazzanti, poi esplose in un: «Carino...» «Vuoi sederti?» le dissi indicando un paio di sedie accanto alla scrivania. «Massì, facciamo due chiacchiere da brave cugine.» Si sedette accavallando le gambe che nemmeno Sharon Stone in ''Basic Instinct''. Provai ad imitarla, pensando al fascino proibito dei miei pantaloni larghi e stinti e delle mie pantofole con la faccia del coniglietto Bugs Bunny. Mi venne un conato di vomito. «Allor…
Come sterminare la propria famiglia nella notte di Natale e partire sereni per le Bahamas

capitolo 15 (parte seconda)


Diciamo che dopo l'esperienza con Aris, qualsiasi ragazzo conoscessi mi sembrava un pezzente.
I pub, le pizzerie, le discoteche li associavo a luoghi tristi e insignificanti.
Avevo assunto l'aria snob di chi però in realtà va a mangiare in trattoria, per cui, dopo circa un anno di singletudine, alla fine compresi che dovevo abbassare la cresta se non volevo restare sola. Così  salutai i lord sognati nei romanzi di Agatha Christie e ricominciai ad apprezzare i ragazzotti carucci ma squattrinati del mio quartiere.
Conobbi Gianmarco, bello come il sole, dal sorriso degno di una qualsiasi pubblicità di dentifrici, simpatico e anche piuttosto intelligente, il cui unico difetto era un tifo spropositato per la squadra partenopea. Gianmarco iniziava a parlare del Napoli il lunedì mattina e terminava la domenica sera. Goal, rigore, calcio d'angolo, arbitro infame, …
Come sterminare la propria famiglia nella notte di Natale e partire sereni per le Bahamas.

Parte 15

I miei rapporti con gli uomini sono sempre stati fallimentari, accomunati tutti dallo stesso copione verso il finale: immancabilmente, accanto al nome del mio fidanzato, nei meandri nascosti della mia mente, io cominciavo ad associare una parola meravigliosa densa di significato: "coglione!"
Proprio così. Ogni qualvolta superavo la fase dell'innamoramento e le fette di prosciutto si staccavano come vecchi post it dagli occhi, il mio compagno si rivelava esattamente per quello che era: un coglione, appunto.
La colpa era mia che li cercavo e li trovavo sempre con gli stessi attributi: bellocci, sfigati, senza personalità.
Accadeva allora che Michele, fidanzato numero uno, mi telefonasse e che quella voce che un paio di mesi prima mi aveva fatto accaldare, avesse su di me lo stesso effetto della scorreggia del cane mastino della signora Rosa al quarto piano. Improvvisamente, …