Post

Visualizzazione dei post da 2016
COME STERMINARE LA PROPRIA FAMIGLIA NELLA SERA DI NATALE E PARTIRE SERENI PER LE BAHAMAS
(parte 4)
In cucina mia madre mi lanciò uno sguardo di rimprovero: il latte alle 11 e mezza di mattina, ma nemmeno il nonno! Feci finta di nulla e andai a sedermi, preoccupandomi solo di scegliere i biscotti giusti. Da circa un anno e mezzo a questa parte avevo realizzato il grande passo verso la saggezza. Dopo mesi di yoga, pilates e altre stregonerie dai nomi pseudo orientali o pseudo inglesi per superare quello stato di depressione che non aveva alcuna causa latente nella mia infanzia, bensì in quel presente fascinoso come una scatarrata su un marciapiede; dicevo dopo aver prosciugato i miei pochi risparmi in diete vegetariane a base di minestroni e tisane costose più dell'oro (e aggiungo che per distrarmi dalla fame mi fiondavo per ore nei centri commerciali dove, come il più spietato degli vichinghi, facevo razzia possibilmente di beni inutili ); dopo aver letto tutti i libri dei più famosi g…
COME STERMINARE LA PROPRIA FAMIGLIA NELLA SERA DI NATALE E PARTIRE SERENI PER LE BAHAMAS


(continua parte terza)


E ora eccomi nel mio bagno davanti allo specchio a rimirare il brutto anatroccolo targato 2016. Non che io mi fossi mai considerata brutta, ma non avendo gli zigomi alti, il viso ovale, il naso piccolo, la bocca da nera, gli occhi da cerbiatta o la criniera da leone, per la società ero troppo normale, quindi insignificante, quindi anonima, quindi brutta! In più quella mattina de 23 dicembre non riuscivo a sorridere pensando ai due giorni di tortura psicofisica che mi attendevano, rendendo il mio viso ancora più spento. Al mio comando: “Sorridi!” rispose una smorfia che era a metà tra un ghigno e una paralisi post ictus. -Ne hai ancora per molto?- Urlò mia madre con la sua voce da soprano. -Ma sono appena entrata! -Mi serve lo straccio blu sotto la finestra. -Quello blu a quadri? -Noooo quello blu a quadri è per le camere da letto. Quello blu e giallo per la cucina. -Quello blu e gi…
COME STERMINARE LA PROPRIA FAMIGLIA NELLA SERA DI NATALE E PARTIRE SERENI PER LE BAHAMAS
(continua parte seconda)

Il bagno per fortuna era libero: mia madre alias la donna bionica delle pulizie, era affaccendata in cucina. Sentivo lo scroscio del rubinetto partire violento, poi silenzio, poi di nuovo lo scroscio. “Bene, è occupata.” sospirai. In bagno mi sento una regina. Dopo che ho chiuso a chiave, è come se partissi in un'altra dimensione, verso una specie di zona protetta: posso scoreggiare in pace! Non che i miei me lo avessero mai proibito, tuttavia si sa, le femmine non scoreggiano in pubblico. Forse non scoreggiano mai. E' un mistero. Si potrebbe dedicare una mini puntata di quark: le donne scoreggiano? Anzi, no, le femmine scoreggiano? E' diverso. Io credo che molte in realtà si rifiutino di scoreggiare. E qui, la parità tra i due sessi ahimè, non si raggiunge. E' una questione culturale. I maschi, siano bambini, adolescenti o adulti, nutrono una profonda ammir…
La noia e la solitudine a volte fanno strani scherzi. Oggi ho partorito questo.



COME STERMINARE LA PROPRIA FAMIGLIA NELLA SERA DI NATALE E PARTIRE SERENI PER LE BAHAMAS
racconto di
Emilia Capasso


Ciao a tutti, mi chiamo Aurelia. Lo so, una storia non dovrebbe iniziare così. Dovrebbe essere qualcosa di più informale, di più letterario, di più poetico, di più...di più...be' avete capito cosa intendo, ma io non sono una “studiata”, sono solo una poveraccia esaurita e sto qui per raccontarvi il mio ultimo Natale, perché potrebbe davvero essere l'ultimo e non avrei più la possibilità di aiutare tutti coloro che come me hanno avuto la megasfiga di avere una famiglia normale, una famiglia standard, una famiglia “all inclusive”, nel senso che non mi hanno fatto mai mancare nulla, in senso negativo, però.
Da dove comincio? Bel problema...potrei cominciare da un paio di giorni prima di questo Natale, esattamente tre giorni fa, il 23 dicembre alle ore 11 del mattino, momento in cui, dovendo s…
Il tempo

Negli sguardi dei bambini
gocce di rugiada e trasparenze
e quando adulti diverranno
solchi silenziosi li divoreranno.


Mrs Patricia (part two)

The morning after I woke up with an inviting smell of coffee but what I saw scared me out of hell: Mrs Patricia was standing in front of the fireplace, but her feet didn't touch the floor: she was suspended on air, her back on me, so she couldn't see the terror on my face. When she started to turn, I pretended to sleep. After some seconds, I found the courage to open my eyes again to discover that she had disappeared. I started to swear. Chris was quietly snoring. I could see the pacific movement of his breast. I wanted to wake him up and tell him what I had just seen, but he wouldn't believe me! Who would? Me neither! Some steps outside made me jump. Steps on the snow. Then a shadow passed behind the window's curtains. I soon stood up, wore my coat and boots and rushed outside: there was no one. During the night a metre of snow had fallen. I could not see any more the way which linked to the provincial road to Aosta. It seemed we were isolated f…
Immagine
Tales of doubts and mysteries.
by Emilia Capasso


Mrs Patricia

Chris had driven for two hours looking for a gas station. Meanwhile, the night was falling and the snow all around was changing its pale colour into a white-blue. A thick and eerie silence gave us an atmosphere of enchantment among the dominating Alps. Looking through my half foggy window, I could only see the shadows of the trees and of the bushes and that narrow street full of curves that I had started to hate. It had to be our “love weekend” to celebrate our first year together, but in the end we had lost, was it so difficult to admit? Chris had no idea about the place we were and neither did I. Besides the petrol was about to run out. -Be relaxed.- He said watching me deeply with his big brown eyes. -There must be a gas station somewhere nearby.- -What if we don't find it?- -We will sleep in the car, strongly embraced, under this starry sky.- I smiled at him. How much I did loved him? He was always so quiet, s…
Finalmente Gallery è terminato. Correzioni su correzioni su correzioni. Now it's time to say stop.
Devo trovare una copertina adatta, adesso, che rappresenti bene la storia.
Gallery è un mistero, o un insieme di misteri. Il male è un mistero, noi stessi lo siamo. La distanza tra la realtà e la finzione è come il voltare di una pagina. Gli artisti infatti si confondono spesso, perché girano le pagine dei loro libri interiori in continuazione. Stabilire dove si è, risulta pertanto impossibile. Come per la protagonista del mio romanzo, cara, dolce e perfida Axel, essere imprigionati in una sola dimensione è la peggiore delle punizioni. E quando si cambia poi in maniera drastica, il coraggio e la forza mentale non bastano. Nemmeno la determinazione. Tutto deve ruotare intorno ad una sola parola: ossessione.
L'ossessione fa giustificare i mezzi e scalare la più impervia delle montagne. Io sottolineo la positività della parola ossessione. Per gli artisti, per noi creativi, essa è l…
Immagine
Dal capitolo 25 de: "La Galleria"

Marco osservava le prime ombre della sera sbuffando. Ma cosa diavolo stavano facendo? Tra un po' sarebbe giunta l'ora di andare a casa e lui rischiava di non concludere nulla. A dire il vero, la voglia gli era anche passata. L'idea di proseguire in quella galleria fredda e buia non lo ispirava molto. Quanto gli mancava il suo letto e il divertimento meno faticoso della play4! In quel mentre, il rumore dei passi lenti di Axel lo distrasse dai suoi pensieri. La ragazza non uscì del tutto allo scoperto, si fermò nella penombra. Vedeva solo una parte di lei come se fosse tagliata in due. Gli fece cenno da lontano di alzarsi e di seguirla. Marco annuì. Ma era sangue quello che aveva sul braccio? Battè gli occhi nervosamente per mettere a fuoco l'immagine. Inutile. Il tempo di abbassare il capo e di rialzarlo ed Axel era sparita. Si sentiva confuso, come sospeso in uno spazio che non conosceva e questo stato di incertezza lo terrorizza…
Immagine
Un altro capitolo corretto...

Capitolo 22


Sotto la doccia calda Axel si illudeva di depurarsi. In realtà il suo corpo non lo avevano toccato per nulla. Non l'avevano nemmeno spogliata. Avevano solo usato la sua bocca per soddisfare un bisogno umano, che in quella situazione aveva perso ogni lecita motivazione. Si era sciacquata la bocca almeno un centinaio di volte, si era lavata i denti per interminabili minuti, fino a farsi sanguinare le gengive, aveva svuotato la bottiglina di colluttorio. Se la doccia serviva a dare uno scrupoloso lavaggio epiteliale, lo sporco, tuttavia, restava dentro la sua mente. Si ricordò di un brano dei Death is now, “Dirty soul”. Lo cercò come una matta tra i vari cd sulla mensola in alto alla scrivania, rovesciandone alcuni e ignorando la loro caduta. In accappatoio si stese sul letto, chiuse gli occhi, mentre le parole echeggiavano tuonanti nella camera, con i bassi che facevano vibrare i vetri della finestra.
Can you hear me? I'll spell it out right…
Immagine
Un estratto dal 20imo capitolo de: "La Galleria"
( in fase di editing)


Il sonno aveva preso il sopravvento su di lei, al punto che si era addormentata ancora vestita. La musica era diventata un labile sottofondo lasciando il posto ad immagini oniriche che si accavallavano, per poi districarsi e diventare sempre più nitide. Axel cammina per una strada buia, vede il marciapiede dinanzi a sè, lungo, stretto, pochi lampioni distanti che recano una luce fioca. Foglie le svolazzano davanti, mentre un gattino attraversa in fretta la strada bagnata. Sente freddo, si abbraccia e si scopre solo in canotta e mutandine. Cerca un riparo, un portone aperto dove entrare o magari trovare casa sua. Si è persa. Non conosce quella strada. Strani versi di uccelli notturni e spaventosi accompagnano il suo camminare incerto. Il freddo diventa insopportabile. Vede un portone aperto. Entra. Cerca con la mano l'interruttore; lo trova. Preme per accendere: nulla. Ripete il gesto più volte mentre l&#…
Un leggero sfogo...
Allora, da dove comicio? Dall'inizio, ovvio. Ebbene, mio padre è nato nel 1928. Conobbe mia madre a 40 anni, grazie ad una signora che fungeva da agente matrimoniale, distribuendo foto e notizie dei suoi clienti. Insomma nel 1968 a Napoli era già nato facebook o badoo ( di certo anche in altre città), versione asessuata scopo unico: matrimonio. Un anno di fidanzamento di quelli di allora, cioè mai lasciati da soli nemmeno per un attimo (mia madre aveva 35 anni ) e nel settembre del 1969 si sposarono. Mai accoppiata fu più perdente! Diversissimi in tutto. La mia infanzia l'ho trascorsa a vederli litigare per qualsiasi cosa e, senza che me lo dicessero, avevo compreso che tra di loro c'era il nulla assoluto.  Mio padre andò in pensione a 51 anni, io ne avevo 10. Per fortuna iniziò a lavorare part time come tutto fare in vari negozi, perchè averlo a casa era una tortura. Non parlava quasi mai, nel tempo libero dormiva (non scherzo). Le sue frasi quotidiane si …