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Visualizzazione dei post da Giugno, 2018
Microstoria di Emilia Capasso
Epifania

Microracconto

Sono le 6.10 di domenica mattina, ventilatore acceso. Mi sveglio causa una zanzara che mi ronza zona orecchio sinistro, o forse per il passaggio di un camion. Nella normale confusione mentale di quell'ora, penso che non sia stata nessuna delle due la causa, quanto piuttosto la solita crudele invenzione di quella parte nemica del mio cervello, che ha deciso l'ora del mio risveglio senza guardare il calendario. E mentre apro gli occhi e scorgo il bellissimo profilo di mia figlia che dorme beata, un pensiero a dir poco inopportuno mi si presenta come il peggiore dei comici d'avanspettacolo di inizi novecento: tra circa dieci anni avrai 60 anni. Provo una sensazione come di smarrimento. Il mio corpo perde materialità e posso effettuare viaggi nel tempo. Sono già lì sessantenne. Io, ancora in forma ma il viso come un lenzuolo appena stropicciato. In questa domenica afosa di fine giugno, mi rendo conto che non solo il tempo d…
Io mi salverò
racconto di Emilia Capasso

Ada viveva da sola con il suo gatto. Quindi Ada non era sola, aveva un gatto. Ma il suo gatto non parlava, non raccontava barzellette, non l'accompagnava al supermercato, né vedeva film con lei ridendo delle battute o soffiandosi il naso nelle scene più tristi. Ada non era bella, rispetto a ciò che la società considerava bello. Ada era normale ed era sola. Ada non era più giovane, lo diceva la sua carta d'identità. Lo raccontavano i suoi occhi, le sue mani e le rughe intorno alla bocca. Lo testimoniava anche il fatto che ridere era diventata un'attività insolita. Ada aveva tante amiche e non le aveva. Nel senso che quando più aveva bisogno di loro, le incombenze quotidiane impedivano di chiacchiarare davanti a un caffé. Se avesse potuto descrivere il suo piccolo mondo lo avrebbe definito così: una folle folla di individui soli. Ma Ada era religiosa. Se Dio aveva deciso quella vita per lei era giusto che fosse così. Pregava tanto p…
Un nuovo racconto
Io mi salverò
Ada viveva da sola con il suo gatto. Quindi Ada non era sola, aveva un gatto. Ma il suo gatto non parlava, non raccontava barzellette, non l'accompagnava al supermercato, né vedeva film con lei ridendo delle battute o soffiandosi il naso nelle scene più tristi. Ada non era bella, rispetto a ciò che la società considerava bello. Ada era normale ed era sola. Ada non era più giovane, lo diceva la sua carta d'identità. Lo raccontavano i suoi occhi, le sue mani e le rughe intorno alla bocca. Lo testimoniava anche il fatto che ridere era diventata un'attività insolita. Ada aveva tante amiche e non le aveva. Nel senso che quando più aveva bisogno di loro, le incombenze quotidiane impedivano di chiacchiarare davanti a un caffé. Se avesse potuto descrivere il suo piccolo mondo lo avrebbe definito così: una folle folla di individui soli. Ma Ada era religiosa. Se Dio aveva deciso quella vita per lei era giusto che fosse così. Pregava tanto perché Lui …